Avevo 15 anni quando ho incontrato Mike. La prima volta che lo vidi me ne stavo in balcone a fumare una sigaretta. Era altissimo, biondissimo, e da lontano sembrava anche bello. E stava con un mio amico, Gino. Mi chiesi chi diavolo fosse perché non l'avevo mai visto prima, e in un paesazzo ci si conosce tutti, almeno di vista. Poi il mio amico Gino me lo presentò: era un ragazzo tedesco di quasi 18 anni, era scappato di casa e viveva con lui. Gino, anche lui mezzo tedesco da parte di madre, lo aveva conosciuto qualche giorno prima ad un concerto, lui e una ragazza napoletana, Angela, anche lei scappata di casa.
Gino era - è - una specie di angelo. Era un metallaro, di quelli con i capellacci e le borchie e i pantaloni tigrati, e suonava in una band. Ma era tutto fuorché un teppista o un tossico, come la maggior parte della gente in paese pensava. Non beveva, non fumava, non usava nessun tipo di droga, faceva meditazione, era di una generosità e di una disponibilità verso la gente mai vista prima, solare, profondamente innamorato della sua ragazza, oggi sua moglie, rifiutato dalla sua stessa famiglia e osteggiato in tutti i modi dalla famiglia di lei. Ma nonostante ciò non si è mai fatto abbattere e aveva sempre un consiglio, un sorriso e una parola buona per tutti. E cosa può fare un ragazzo simile quando incontra due sfigati senza soldi scappati di casa? Ma ovvio, portarseli a casa sua, dar loro un tetto, cibo, vestiti. E questi due hanno abbondantemente approfittato della generosità di Gino per diversi mesi. Gino non aveva molti soldi, viveva della sua musica e dando una mano al padre, e tutti i soldi che guadagnava li investiva in dischi. Aveva una collezione sterminata. Casa sua era un vero bordello, non aveva nemmeno un letto ma solo un materasso sul pavimento. I vestiti erano sparsi in giro per casa perché negli armadi c'erano i suoi dischi, perfettamente allineati sugli scaffali; alcuni, i più preziosi, imbustati diligentemente. E Gino ha venduto un pacco dei suoi dischi per dar da mangiare a questi due.
La prima volta che Gino me li presentò fu a casa sua e non mi cagarono manco di striscio. Angela, la napoletana, era una vera prima donna e anche molto zoccola. Flirtava con tutti in maniera indecente. E casa di Gino era diventata un via vai di gente, da quando era arrivata lei. Incontrai Michael qualche giorno dopo uscendo da scuola. Mi vide, mi riconobbe e si fermò a parlare con me per qualche minuto. Parlare per modo di dire. Conosceva malissimo l'italiano, io non parlavo il tedesco e comunicavamo in inglese maccheronico: me tarzan you jane. Mi chiese se nel pomeriggio sarei andata a casa di Gino e io gli dissi che probabilmente sarei andata sì, ci saremmo visti lì. Bye, see you later.
Quel pomeriggio non ci stava molta gente a casa di Gino, e Angela si degnò di rivolgermi la parola. Mi chiede di me, cosa faccio dove abito. Ah ma stai lontano da qui, sei venuta a piedi? no, col motorino, faccio io.
Le si è cambiata la faccia quando ha saputo che avevo il motorino. Da quel giorno me la ritrovavo casualmente sotto casa un giorno sì e l'altro pure. Mi dai uno strappo qui? mi dai uno strappo là? Andiamo a fare un giro col motorino, è una così bella giornata (eravamo in primavera inoltrata). A me non piaceva sta ragazza ma mi sembrava scortese dirle di no e così ho lasciato che approfittasse anche di me. Mia madre la detestava cordialmente, e come darle torto? andava in giro con certe gonne che definirle tali era un insulto alla stoffa, truccata come una battona del porto ed era una vera tamarra. Un pomeriggio viene a casa mia, usciamo col motorino? non avevo proprio voglia quel giorno di farle da chaffeur. Le dissi che ero senza miscela e senza soldi. Io dovevo andare da Gino per restituirgli un paio di dischi che mi aveva prestato, così lei di malavoglia torna a casa da Gino con me. Dio che incubo. Ci volevano una ventina di minuti a piedi per arrivare a casa di Gino. C'abbiamo messo quasi un'ora, perché ogni mezzo metro qualcuno la fermava e lei civettava spudoratamente. A me manco mi cagavano, figurarsi, ero lo stramba del paese e i miei compaesani mi stavano tutti sul cazzo gretti, e rozzi, e semianalfabeti com'erano. Altri due ragazzi ci fermano. Questi non li conoscevamo. Ciao, ma tu non sei di qua, vero? non ti ho mai vista prima. E Angela a sorridere e dar corda come una stronza. Io mi sono incazzata, non ne potevo più di sentire tutti sti cretini sbavare addosso alla tipa. Sentite, faccio io, andiamo di fretta, farete i fichi un'altra volta ok? dai Angela andiamo. E uno dei due: tu cu minchia si? chi vo? cu ti canusci a tia? staiu parlannu cu tia forsi? E io, in italiano, guardandolo dall'alto in basso: non devo rendere conto a TE di chi sono io, con le bestie non mi abbasso a parlare. Aho', sto stronzo per tutta risposta non mi prende a sberle? Non c'ho visto più dagli occhi e mi ci sono buttata addosso a calci. Interviene l'altro, ci separa, e dice all'amico: ma chi si strunzu? cu na fimmina ti metti? picchi, chista fimmina è? fa la bestia. Angela mi afferra per un braccio e mi trascina via mentre io urlo e lo insulto in tutti i modi che conosco. Scusami è colpa mia, mi fa, mentre ci riavviamo. Scusa il cazzo, stronza. Non fiato più. Arriviamo da Gino e lei racconta quello che è successo come se fosse una ficata. Gino la cazzia perché non conosce la gente di qui, sono malacarne e il fatto che quel bastardo mi abbia messo le mani addosso la dice lunga. Che la smettesse di dar confidenza al primo che capita. Me ne vado in cucina a bere qualcosa, ero incazzata nera. Micheal mi viene dietro: she's stupid and you're cool. Don't care about Angela. ok? zei zdada prava. E me ne sto in cucina con lui, a parlare per tutto il pomeriggio.
Qualche giorno dopo lo rivedo ancora, ero con mia madre, la stavo aiutando a tirar fuori la spesa dalla macchina. Lui si carica come un mulo e porta la spesa fin dentro l'ascensore, mia madre ringrazia ma mi ringhia un "sali subito a casa". E io ok mamma, arrivo subito. Lo ringrazio ancora e lui mi sorride beato. Comincio a trovarmelo ogni giorno fuori di scuola, parliamo un po. Viene perfino a salutarmi quando son partita per la gita con la scuola. Un giorno mi dice che Angela ha una mezza storia con uno. E a me scappa la battuta del secolo: wow! Gino is desperetely in love, Angela has a friend for fucking, what about us? would you be my boyfriend? E lui, sorridendo come un coglione: you and me? ja ok, of course. Come to Gino later? sì, rido io, come to Gino later. E mi bacia. Sulla guancia. Se ne va sorridendo. Io sghignazzo e me ne torno a casa.
Nel pomeriggio vado da Gino, mi apre Angela tutta sorrisi: ma allora vi siete messi insieme!! e bravi! e non mi dici niente? E io, strammata totale: di che cazzo parli? Ma di te e Mike. Io e Mike cosa? mi sfugge il senso di tutto ciò. Esce Mike dal cesso: oh mio amore è arrivata. Sento Gino che sghignazza dalla sua camera.
Mi ritorna in mente quello che gli avevo detto qualche ora prima. Panico. Ehi, ma io stavo scherzando, credevo l'avessi capito. What? dice lui. Provo in inglese: I was only joking this morning. E lui fa una faccia! Andiamo da Gino e gli chiedo di spiegargli per bene in tedesco che io stavo solo scherzando, non credevo mi prendesse sul serio. Come potevo immaginare, io cozza stratosferica, di piacere a sto po' po' di ragazzo? Gino traduce, Mike annuisce e poi mi dice: antiamo out a parlare, fa bene? e va bene, ma di cosa mi chiedo? e lui mi dice che invece gli piaccio e che credeva di piacere a me. Sono basita. E mica me l'aspettavo una cosa del genere! Azz, e quando mi ricapita uno biondo, con gli occhioni blu, alto un metro e novanta a na racchia come me, mi sono detta. Non è che mi facesse schifo eh, tuttaltro. Ma la mia precedente esperienza da fidanzata non è che mi avesse sconfinferato più di tanto. Però, oh, se va bene a lui, me la faccio venir bene anche a me. E su questi romanticissimi presupposti nacque la nostra storia, durata la bellezza di mesi due e rotti.
La mattiva andavo a scuola, le compagne di scuola che mi parlavano dietro, ma si vedeva che rosicavano forte: un figone come quello era sprecato con me. Ci vedevamo il pomeriggio a casa di Gino. Poi Gino si è rotto le palle di avere tutta sta gente in giro per casa, innamorato perso com'era della sua ragazza. Voleva la sua privacy, giustamente. E così trova una sistemazione a Mike, ad Angela e a Ciro, il chitarrista del suo gruppo che veniva da fuori, in una vecchia casa disabitata di un amico. Affitto simbolico, ma lo pagava lui. Ed era lì che ci vedevamo. Finivo di studiare, compravo sigarette e birra se tenevo soldi e andavo a casa sua. Angela e Ciro non ci stavano quasi mai. Si pomiciava, tanto, e si parlava, poco e male. Poi lui comincia ad insistere: vuoi fare amore con me? Io ridevo e glissavo. Mi piaceva, ok, ma non mi passava manco per l'anticamera del cervello di fare sesso con lui. Non avevo nemmeno 16 anni. No, dicevo. It's too early for me. I don't feel ready yet. Non l'avevo mai fatto. E di certo non l'avrei fatto con lui. Un pomeriggio ce ne andiamo anche al mare, con mia sorella e Ciro. Mia sorella era un tantino perplessa ma mi asseconda, nonostante non gli piacessero per niente Mike e tutti gli altri (Gino compreso).
Eravamo a fine maggio. Il 29 pomeriggio mia sorella mi dà un passaggio con la sua scassatissima 126 gialloschifo fin quasi a casa di Mike. E mi dice: stai attenta. Seria. E io rido, idiota, rido e le dico che è tutto ok, perché penso che mia sorella sia la solita perbenista perfettina del cazzo e io, cretina di nemmeno 16 anni, sono convinta di saper badare ai fatti miei. Compro sigarette e birra. Trovo Mike già mezzo sbronzo; era rimasta della vodka dalla sera prima, avevano fatto bisboccia perché Ciro gli aveva rimediato un lavoro a Castelvetrano. Avrebbe fatto il cameriere in un ristorante. Mi dice: tomani io parte, occi ultimo ciorno inzieme. Io non za quando torna, passa tutta estate zicuro. E va beh, non è che mi freghi più di tanto. Sarebbe finita comunque, perché tra non molto sarei partita per le vacanze alla casa al mare e sinceramente dubitavo che la storia sarebbe continuata. Stappo le birre, brindiamo, siamo seduti sul suo letto, l'ennesimo materasso per terra. Finiamo di bere, mi bacia, mi dice qualcosa che non capisco. Come, faccio io? lui ripete e io davvero non capisco cosa voglia dire. Ma mi sento cretina a chiedergli di ripetere, sorrido e basta. Lui lo prende come un sì, si alza e fa una cosa che mi lascia di stucco: riempie un secchio d'acqua, si tira giù i pantaloni e si lava il pisello. E viene verso di me con quel coso alzato e minaccioso. Tu prende in bocca, ja? balzo in piedi come una tarantolata, no dico, no scusa non avevo capito no davvero non posso e continuo a farneticare. Non ci eravamo mai spinti oltre ai baci e a qualche palpata sotto i vestiti. Lui mi prende le braccia, be quite, non è niente, mai fatto? no mai fatto cazzo no mai fatto nulla del genere. Mi bacia ancora e comincia a strusciarsi contro di me. Non mi piace, non mi piace per niente. Mi sento una cretina e sì, mi sento anche un po' spaventata. Mi divincolo, sorrido, cerco di togliermi le sue mani di dosso. E invece lui continua, mi stringe più forte, mi afferra un seno e stringe, stringe forte. Lo spingo via, sono arrabbiata adesso. Smettila, gli dico, così non mi piace. E lui mi spinge giù sul materasso, mi si mette sopra. Calma, stai calma non fa male, e mi smanetta dovunque. Mi tira giù i pantaloni (maledetti fuseaux degli anni 80 vanno giù come niente) e continua a dirmi nelle orecchie di star ferma, che non farà male, farà piano. Io continuo a dirgli di smetterla, mi divincolo, ma mi tiene le braccia. Cerco di scavallarmelo di dosso con le gambe e invece si insinua meglio fra le mie cosce. E poi spinge. Sento un tlack nella mia testa, so cos'è: è il mio imene che si lacera, e piango e grido e il dolore è tremendo e lui fa su e giù per un po', poi esce e mi viene sulla pancia, sbuffando. Si sbraca per terra, sbronzo e soddisfatto. Io sono ancora sul letto e piango. Mi tiro su col moccio che mi cola dal naso, la pancia sporca di lui e poi mi sento qualcosa di caldo che mi scivola fra le gambe. Guardo giù, è il mio sangue che viene giù a rivoli, c'è sangue anche sul letto. Mi viene da vomitare, mi tiro su tutto e me ne vado. Piango per la strada e barcollo, mi fa male, mi fa male tutto. Voglio solo andare a casa e lavarmi, sento ancora il sangue che va giù. E ho paura. Cosa dirò ai miei quando arriverò a casa? Come faccio a dir loro quanto sono stata stupida e idiota e imbecille? E'colpa mia quello che è successo. Non è stato un pazzo che mi è saltato addosso per strada, era il mio ragazzo. E' colpa mia, papà mi pesterà.
Ma quando sono arrivata a casa non c'era nessuno. Mi sono ficcata nella vasca e mi sono lavata facendo fuori almeno 500 litri d'acqua. Il suo odore sembra non voler andar via. E il sangue non si ferma. Mi asciugo, metto un assorbente. Mi rivesto. Non è successo niente. Nessuno lo saprà mai. Non lo dirò a nessuno.
Scritto da: DisceseArdite alle ore 19:28 | link | commenti (13) | Categoria: storie di vita, conseguenze post violenza
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