sabato, 25 luglio 2009

Vergogna!

Come si può insegnare a credere nella "giustizia" se chi dovrebbe applicare le leggi si dimentica di farlo?

Cosa significa, mi domando, "palpeggiare per scherzo" non è reato?
Se la donna denuncia è palese che per lei scherzo non era.

Possiamo così urlare, creare blog, raccontare, ma alla fine sempre un gruppo di uomini giudicherà e, la sentenza di oggi lo dimostra, non possono capire cosa significa essere toccate se non si vuole.

Continuiamo a urlare che un NO, deve fermare la mano di quell'uomo che si avvicina non invitato, ma poi ci scontriamo con una realtà molto lontana dal rispetto.

Abbiamo firmato petizioni, messo in croce ministre di sinistra, di destra affinchè fossero varate leggi che punissero, severamente, quegli uomini che continuano a credere che le donne siano solo un corpo da toccare anche contro la loro volontà e poi?
Poi ci sono Giudici, maschi, che decino di assolvere quell'uomo perchè il "suo palpeggiare" non arrecava offesa: scherzava.

Capite, signore? Lui scherzava.
Essu, non siate così intransigenti. Un pò d'indulgenza verso questi poveri bipedi incompresi che scherzano mettendovi le mani addosso anche se voi non volete.
Mica era per mancarvi di rispetto, era solo per scherzo

Crediamo di essere liberi, sensibili, onesti, rispettosi dell'altro, civili
Così non è!
Oggi, con questa sentenza i Signori Giudici  hanno autorizzato le donne a difendersi da sole, perchè la Giustizia, in Italia, non esiste.
E il rispetto solo un vocabolo, sconosciuto ai più

 fantasmi

Scritto da: lughente alle ore 00:45 | link | commenti (9) | Categoria: pensieri, donne, liberamente

  

martedì, 07 luglio 2009

Fragile dote sono i sogni:

Ci fanno ricchi un'ora.

Poi, poveri, ci scaraventano fuori

dalla purpurea porta sul duro recinto,

dimora di prima.

(Emily Dickinson)

Scritto da: azalearossa1958 alle ore 08:02 | link | commenti (2) | Categoria: pensieri

  

venerdì, 15 maggio 2009

dopo..

E’ dell’essere la sensazione di fallimento nell’incedere di attimi violati. Ed è nell’essere la rinascita di un io strattonato, ferito, umiliato ma è di quella certezza di rinascita dall’incendio distruttivo che l’anima spicca il volo verso il mondo imperfetto e scontroso, eppur altrettanto variegato e colorato. Non da domare ma, da accettare con quelle ombre scure che ombreggiano gli occhi. 
Ed è nell’accettazione la strada più difficile che l’io lacerato deve attraversare per fermare quel pianto che prosciuga e al contempo libera lentamente quel dolore che nel vento vola via.
E’ del male che l’anima fa a se stessa che deve l’io fermare il tempo chiedendo quale disonorevole azione può meritare tanta pena. Nessuna, la risposta, perchè quel dolore, quelle ferite non sono autoinflitte ma il risultato di un male che mano straniera abbassandosi violenta e crudele ha lasciato nella parte più nascosta e preziosa dell’io.
Or dunque avvicina il viso allo specchio e osserva ciò che, io, vedo.
Non peccato, non colpa ma anima ferita che ricostruisce su pezzi mancanti una nuova vita, archiviando immagini, parole in una grande scatola che nel tempo sarà dimenticata in cassetti che non verranno aperti più.
Osserva il volto fiero di chi sa. Di chi conosce le ombre ma ancor più le luci che del riflesso nello specchio è chiara.
Le paure non ancora domate eppur non fermano la voglia di aprirsi al mondo. Quel mondo che ancor oggi spaventa nei ricordi che sono ancora ferite sulla pelle, nell’anima.
Eppur l’attimo verrà. 
La finestra si aprirà liberando il grido dell’anima che al vento l’affiderà per liberar quel peso che scava dentro.

mela


Scritto da: lughente alle ore 01:26 | link | commenti (1) | Categoria: pensieri, liberamente

  

sabato, 14 marzo 2009

passi nella notte

Cosa scorre nel silenzio di sorridoi dall'ombra lunga?

Passi leggeri anche se veloci lo misurano nelle notti turbolente della tempesta del dolore.
Un bicchiere di camomilla fumante o una tisana, due parole sussurrate per placare quella tempesta che riempe di sabbia e vento l'anima.
Notti che sembrano senza speranza nel film già visto di un male che lacera e consuma.
Eppure la luce di quel sorriso, il tocco lieve di quelle mani sanno curare più di qualsiasi farmaco, nell'abbraccio di una conoscenza del male che permette, a volte, solo con picoli gesti di placare il pianto.
Ed è in queste notti che i pensieri si fermano tra i tanti fotogrammi impressi nella mente; fotogrammi di vite ai margini di un mondo che canta, balla, vive e che loro vedono solo in lontananza per il buio e la paura di cui è fatta la loro vita.

in notti come questa il cielo scuro seppur appena sfumato di pallida luce  ferma il pensiero in quel lungo corridoio in penombra, tra i passi di donne che aiutano altre donne.

mani3float

Scritto da: lughente alle ore 00:50 | link | commenti | Categoria: pensieri

  

sabato, 07 marzo 2009

8 Marzo

Domani ricorre l'8 Marzo.

Questo giorno nel tempo ha un pò perso il suo significato iniziale per la contaminazione consumistica di questo ultimo decennio o, forse, un modo per sminuire il senso profondo che lega questo giorno con tutte le donne.
Noi sappiamo che non ci sono sconti alle responsabilità, agli impegni e questo era un momento per condividire con altre donne i pesi che ci portiamo dietro.
Perchè chi, se non una donna, può capire cosa significa far girare l'organizzazione di una famiglia, conciliando gli impegni di lavoro con i figli, i mariti, i genitori che invecchiano.
Chi se non una donna, può capire, che non ci sono influenze o acciacchi di qualunque genere che possano scontarci lavoro e impegni.
E chi, se non una donna, può capire quanto sia difficile gestire i figli con particolari problemi, senza servizi che possano supportarci in questo cammino.

Questo era il significato di questo giorno.
Certo anche un momento di goliardia per uscire, almeno per un giorno, da quella quotidianità a volte pesante.

L'8 Marzo è nostro, non facciamocelo "scippare" con inutili fronzoli, come contentino al lavoro di ogni giorno.

A voi lontane, come a quelle vicine una bella gardenia acquistata all'AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) per quell'abbraccio solidare, da donna a donna.

Buon 8 Marzo a tutte!


Scritto da: lughente alle ore 16:34 | link | commenti (4) | Categoria: pensieri

  

sabato, 14 febbraio 2009

tutto cambia

Tutto cambia e forse per l'età, per il percorso, per le convinzioni faccio fatica ad accettare questi cambiamenti che assomigliano a libri mai finiti e abbandonati in angoli bislacchi nell'ombra della vita.

In questi lunghi anni di "impegno" mi sono spesso scontrata con le contraddizioni dell'universo a cui appartengo, forse, solo per la diversità di approcciarsi all'altra, ai problemi.

Ma tant'è che siamo spesso, tutte, la brutta copia dell'immagine che gli altri hanno di noi, relegate ai margini di una libertà che libertà non è.

Noi le prime a non parlare apertamente delle molte difficoltà che dobbiamo affrontare nella quotidianità fatta di famiglia, di lavoro e spesso di impegno sociale.

E ancora più spesso assumiamo atteggiamenti e modi che portiamo all'eccesso per quella voglia di rivalsa o solo per attirare l'attenzione sul pensiero che in pochi ascoltano.

Ci aggregriamo o forse ci facciamo trascinare nell'aggregazione ma se poi il capo branco manca all'impegno ci eclissiamo incapaci di prendere in mano le redini per continuare sulla strada che racconta le differenze e rendono il nostro universo così colorato e magico.

Difficile per me, che parteggio sempre e comunque per noi perchè so quanto è difficile ritagliarsi un piccolo spazio in questa società costruita -  fin dai tempi antichi - al maschile, vedere quelle contraddizioni come incapacità di trovare un modo che sia tutto nostro per affrontare i problemi della vita sociale. Un modo che sia "femmina" in ogni piccolo aspetto.

Eppure quando capita di avere questa possibilità "ci diamo malate" forse per evitare di esporci al giudizio altrui che quasi mai è benevolo nei nostri confronti.

Sia chiaro, nessuna accusa o critica, solo una riflessione sottovoce per questi quattro anni - tra gli altri - di impegno in uno spazio on-line al femminile.
Spazio che ha permesso a tutte noi di confrontarci, di riflettere, di confortarci nei tanti problemi quotidiani, dai più piccoli ai più grandi.
Un arricchimento culturale e emozionale che mi rende ancor più difficile il distacco ma, tant'è che le cose cambiano e spesso dobbiamo soltanto adattarci a quei cambiamenti.

Così "Mondo" chiude ed è un'altro piccolo pezzo del libro della vita che custodirò nello scrigno dei ricordi.

 ©Patrizia

Scritto da: lughente alle ore 01:36 | link | commenti (3) | Categoria: pensieri, liberamente

  

lunedì, 09 febbraio 2009

a te..

Giorni strani, ovattati nei pensieri che non trovano pace, così assurdamente complicato e ingiusto nello scivolar di parole che stringono il cuore.
Tutto cambia nell'incedere del tempo ma ci sono cambiamenti che lasciano ferite difficili da cicatrizzare.
Mi rifugio tra le note soffuse di antiche melodie e lavori manuali per scacciare il gelo che stringe il cuore.
Quante parole, quanti attimi chiusi in cassetti che nessuno apre più nel silenzio di stanze chiuse.

Provo a capire ma, non capisco mai le promesse di un vivere migliore che migliore non è mai, tra responsabilità e senso del dovere che lentamente prosciuga ogni stilla di energia.

E' di parole la notte, tra fiori e sorrisi dipinti nel racconto di un vivere che vivere non è.
Nella sincerità lucida e schietta da apparire fin dura, per l'ascoltatore distratto ma, che permette di ricominciare ogni nuovo giorno tra pesi sempre più pesanti circondata da quel senso di profonda solitudine difficile da spiegare a parole.

E ogni notte a sperar che arrivi mattino nella paura che sempre attanaglia per quel cuore ballerino che non trova pace.
A chi raccontar l'affanno se gli occhi non vedono le parole saran di vento mentre le energie lentamente sciamano in questo combattimento impari con la vita.

Lacrime scivolano silenziose per quell'impotenza che stringe il cuore nella mente che elabora soluzioni che tardano a palesarsi.

Così i giorni si susseguono tra corse affonnose e notti insonni nel silenzio di stanze piene di fantasmi sempre più difficili da scacciare.

Un giorno dopo l'altro, una notte via l'altra in susseguirsi di paura e sollevio che stritola e distrugge.

Ed io infilo IDEM, come cristalli colorati perchè possano far sembrare meno buie le notti.
Idem come gocce di cuore nell'affetto infinito che mai verrà meno.
Idem..

filo d

Scritto da: lughente alle ore 00:54 | link | commenti (2) | Categoria: pensieri, amore, amicizia, liberamente

  

giovedì, 22 gennaio 2009

Pensieri

 

Esistono 4 cose nella vita che non si RECUPERANO:

Una pietra dopo averla lanciata.
Una parola dopo averla detta.
Un'opportunità dopo averla persa.
Il tempo dopo esser passato...

Scritto da: zingara1 alle ore 11:37 | link | commenti (2) | Categoria: pensieri

  

giovedì, 18 dicembre 2008

Pippi

In un tempo, ormai, lontano entrai in quella cucina piena di luce e ad accogliermi, insieme all'affetto di una sorella, piccoli amici a quattro zampe.

Colpita osservavo il meraviglioso gatto bianco e grigio che non mi perdeva di vista, osservando ogni mossa, ogni movimento e che quando meno me lo aspettavo compariva per controllare cosa facevo con te.

Elegante si appoggiava ora sulla sedia, ora sul divano, ora sull'angolo estremo della stanza; il passo felpato, ondeggiante e quel modo quasi aristocratico di osservarti, come a dirti: qui sono il padrone!

E la notte, a modo suo, mi diede il benvenuto accucciandosi sui miei piedi per spostarsi lentamente, durante la notte, fino ad appoggiarsi alla mia schiena.

Per giorni, dopo la mia partenza, oltre al meraviglioso tempo trascorso insieme, quel tepore rassicurante seppur sconosciuto mi hanno accompagnato nelle giornate convulse e senza tempo.

Mi raccontavi la sua diffidenza, la ritrosia nel fasi accarezzare così, in una delle mie visite, vedere come si faceva posto per salire sulle mie gambe richiedendo coccole e carezza ci lasciò stupiti.

E' passato molto tempo da allora la nostra amicizia si è diventata ancora più forte e colorata. La tua casa sempre piena di quella luce di affetto, serenità che scalda il mio cuore e nuovi amici a quattro zampe arricchiscono il quadro.

Piccoli così affettuosi e teneri da lasciare stupiti al piensiero che son detti animali e tra loro lui, Pippi, l'aristocratico controlla che tutto fili liscio e se qualcuno sgarra, pronto richiama all'ordine.

In questi giorni di inevitabili bilanci ripenso spesso alla meraviglia che hai lì: piccoli esseri profondamente diversi tra loro che convivono in armoniosa serenità rispettando ognuno gli spazi e i tempi dell'altro.

Mi chiedo come gli uomini dotati, dicono, di una intelligenza superiore non riescano a fare altrettanto.

Forse dovremmo imparare da questi piccoli esseri che riescono ad andare d'accordo regalandosi talvolta anche piccoli attimi di affetto nel rigoroso rispetto dell'altro.

Cosa c'è di più bello della diversità che arricchisce e, forse, completa?

Questo il mio sogno per il nuovo anno

pippi-milly2rosee

(foto di GrandeVolo/SpheriKa, "Pippi e Milly", che ringrazio)

Scritto da: lughente alle ore 01:53 | link | commenti (1) | Categoria: pensieri, auguri

  

domenica, 30 novembre 2008

a mia sorella..

Il treno con il suo ritmo monotono e ripetitivo mi riposta a casa; il paesaggio ormai conosciuto, seppur sempre particolare.

Un giorno e mezzo - sempre toppo poco - in quel luogo pieno di luce.
Nuove foto da aggiungere all'album di famiglia e due nuovi piccoli così simpatici e affettuosi da non credere che siano due cagnolini.

E come accade ogni volta abbiamo dormito poco.
Tante cose di cui parlare; tante cose da raccontarsi guardandosi negli occhi, cogliendo quelle sfumature che non hanno bisogno di spiegazioni.
Ci si guarda, negli occhi, e l'altra conosce esattamente i pensieri e il sorriso si apre.
E' sempre un distacco ogni volta, una frattura per qualcosa che ci viene tolto con questa distanza che pesa.

Ma so che questo giorno e mezzo per un pò ci farà sorridere quando nessuno ci vede perchè abbiamo respirato affetto, complicità, solidarietà come solo le sorelle sanno dare.
Un giorno e mezzo piovosi ma solo oltre i vetri di quella cucina ma,  dentro, risate e luce, affetto e vicinza che ridà nuovo vigore al cuore, all'anima.

Mia sorella, la mia luce...

IDEM

Scritto da: lughente alle ore 21:12 | link | commenti (2) | Categoria: pensieri

  

lunedì, 13 ottobre 2008

Cara amica

Non lasciare che le parole oltrepassino il pensiero, ci dicevamo nei momenti di sconforto; in quelle situazioni che apparivano senza via d'uscita e forse, a volte, era proprio così.
Nel tempo è diventata una regola perchè le parole, a volte, possono fare più male di uno schiaffio quando si abbattono violente, cariche della rabbia di chi te le lancia, come sassi acuminati che si conficcano nella pelle, destabilizzando giorno dopo giorno quelle piccole certezze conquistate con fatica, nella strada della vita.

Per alcuni tutto è gioco, dileggio, di parole e azioni,  in certezze costruite  sul nulla. Convinti di sapere tutto pur non sapendo affatto e creano oleogrammi di noi lontani dalla verità, dalla realtà.
Usano il dileggio come un martello pneumatico che lentamente, tra frastuono e macerie, lasciano deserti di parole e azioni.

Abbiamo imparato, tu ed io, a soppesare ogni parola non permettendo che oltrepassassero il pensiero, soprattutto quando chi ci era di fronte era un quasi estraneo/a.
Abbiamo imparato ad ascoltare anche i silenzi, facendo tesoro degli errori, della rabbia, delle paure perchè non fossero loro a dominare il cammino , le parole ma, il pensiero, il cuore, il dolore provato e, a volte, riconosciuto nello sguardo altrui, negli scritti altrui.
Abbiamo imparato dai nostri incubi e li abbiamo trasformati in racconti bislacchi e pieni di attesa, inventando "la poltrona accanto al fuoco" per raccontarli a bassa voce a chi aveva bisogno di sapere che gli incubi si possono domare e nel tempo spariscono.

Lo sguardo corre lontano, a quel primo giorno davanti al portone antico col rumore del fiume in sottofondo e gli sguardi dubbiosi di chi pensa in grande con le tasche vuote.
Secchi di vernice colorata, pennelli, stoffa di cotone e trine hanno trasformato quella casa nella casa di noi tutte.
Il cuore ancora si stringe per le sconfitte eppur il viso si illumina per le tante strade nuove che abbiamo visto percorrere e che hanno lasciato affetto, complicità, lavoro comune.
Il tempo è trascorso tra dolori respirati e dolori personali, tra lacrime infinite, abbracci disperati e quell'ottimismo di chi sa e comprende che ci ha permesso di continuare a muovere un passo dopo l'altro per continuare a camminare qualunque fosse la strada, qualunque la difficoltà o la salita.
Siamo cresciute, qualche pezzetto di noi è volato nel vento ma, siamo cresciute e ciò che v'è alle nostre spalle è ciò che ci ha permesso quel lontano giorno di colorare quella casa e renderla ciò che è oggi: un rifugio sicuro al riparo dalle interperie del mondo, dalle cattiverie dell'uomo.

All'alba di questi lunghi quindici anni, dunque, cosa ti fa credere che "parole" inopportune possano lasciare anche solo traccia leggera.
L'indifferenza è la miglior risposta a ciò che alcuni pensano di sapere non sapendo affatto.
Perciò non fartene cruccio, ci vuole ben altro per infastidirmi.
Tu mi hai insegnato che ogni "soggetto" ha una immagine diversa di noi che difficilmente corrisponde a ciò che siamo veramente. Immagine costruita su ciò che credono di sapere e non su ciò che vedono veramente.
Dunque perchè arrabbiarsi?
Non è il loro pensiero che può ferire, solo quello di chi ci vuole bene e solo a loro è permesso entrare in quei luoghi privati che sono solo nostri.

La durezza delle parole aiuta a scuotere la polvere di cui ci ricopriamo perchè permettiamo alla paura di dominarci e solo chi ti ama e ti conosce veramente sa essere abbastanza duro per scuoterti.
E noi sappiamo essere, lo siamo state l'una verso l'altra e verso le persone che amiamo, così dure da apparire spietate all'occhio altrui.
Solo chi ci ama e che amiamo sa quale prezzo altissimo abbiamo pagato e/o paghiamo quando superando qualunque sentimento siamo dure con loro.

Le parole possono essere coltelli affilati che lacerano la pelle ma, solo, se chi le lascia scivolare ti ama al punto da sapere che quelle ferite scuoteranno fin nella profondità permettendoti di continuare la strada.
Le altre sono solo vocaboli e consonanti le une vicine alle altre che non lasciano nè tolgono nulla, ed è per questo che mi lasciano indifferente.

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(foto: anonimo, prelevata da un ppt)

Scritto da: lughente alle ore 08:36 | link | commenti (2) | Categoria: pensieri, donna

  

venerdì, 10 ottobre 2008

Cara amica,

E' di vento lo sguardo che lieve si posa, come una carezza che scalda il cuore.
Ed è di vento la parola che ripetuta scivola nel susseguirsi del tempo: infinito ripetersi di una nenia bislacca e senza senso.
E' dunque questo il senso?
Oppure è solo momento che si frantuma nell'attimo successivo.
E' dunque questo ciò che chiami vivere?
Ma vivere non è forse accettare il passato cercandone le sfumature lievi al calar del sole.
E vivere non è forse camminar a testa alta tra la gente sicure di ciò che siamo?

Il passato non può esser cancellato con parole che sanno di vento ancor meno, con promesse che sanno di tempesta.
Vivere significa accettarsi ancor prima che altri ci accettino e se così non è, poco importa.
Le persone ci feriscono in mille modi, volontari o involontari ma, lasciare che quelle ferite cambino il percorso che abbiamo scelto è negare la realtà: l'essere umano è cattivo.
Non v'è ragione, nè spiegazione forse solo rivalsa su chi è più fragile o solo meno spavaentato/a da quelle fragilità.
Ma non è varcando la soglia del nulla che quelle ferite si rimargineranno senza più dolore alcuno perchè il nulla scaverà ferite ancor più profonde con cui fare i conti domani.
Non c'è vergogna, nè colpa alcuna ed è questa certezza - perchè certezza è - che permette di sorridere alle parole che sanno di tempesta.

Il nulla nell'ombra è solo dileggio dell'anima già ferita che in quel nulla può diventare solo poltiglia continuando a farci sentire vittime.
Ma non siamo vittime, solo donne con pezzi mancanti in cerca di giustizia e di fatti concreti perchè nessun altra abbia a dire: "sono stata violentata e nessuno ha fatto giustizia!"

Vivere perchè quel passato non uccida anche ciò che di vivo c'è..

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(la foto e di nuwanda che ringrazio)

Scritto da: lughente alle ore 01:10 | link | commenti | Categoria: pensieri, donne

  

giovedì, 25 settembre 2008

La casa sul fiume

donnaLa stilo graffia il foglio marcando e impressionando momenti che il vento piano porterà con se.
La casa silenziosa, solo il fruscio lieve della stilo e la melodia al piano che lenta vibra nelle orecchie.
Ed è come se i pensieri, nell'attimo in cui divengono parole, lacrime secche, sfuggissero per lasciar spazio ad altri momenti, ad altre emozioni da vivere, ricordare.
Il punto mette fine seppur una fine non v'è. Apro la scatola dei ricordi e ripongo delicatamente, legati da un nastro,  come a voler fermare tutti insieme i ricordi che nel tempo son divenuti  disegni, parole, colori, piccoli biglietti vergati da mano altrui.
Riabbasso delicatamente il coperchio, in quella carezza leggera che sa di tutto eppure è niente. L'abbraccio e in un attimo il tempo si riavvolge al contrario ed è l'estate del 1994..

Come allora la medesima domanda sussurrata: "come avrei fatto senza tutte voi?"

Il ricordo è ancora segno lieve se guardo oggi la mia zanzarina volteggiare e sorridere ma qualcosa si è rotto allora e solo il cerchio in cui mi avete stretto mi ha permesso di non scivolare in un tunnel che sarebbe stato difficile da risalire.

Un'estate lieve, serena, di una famiglia come tante.
La maternità mi aveva permesso quella lunga vacanza nella mia terra, coi profumi e la famiglia allargata che coccolava e "pastrugnava" i nipoti che vedeva poco.
E come succede a volte d'improvviso siamo stati catapultati in un inferno.
La corsa all'aeroporto, il ritorno a Milano e il medico con aria affranta che mi dice: "mi dispiace signora, la bambina è gravissima, non sappiamo se supererà la notte è Meningite da Haemophilus".
Sono passati 14 eppure quel momento è impresso nella mia memoria. I profumi, i visi, le infermiere che correvano, le istruzioni, la profilassi di protezione per quella malattia che poteva uccidere..
La notte e le notti successive, nell'attesa che piano piano scavava voragini; le riprese seguite dalle ricadute e finalmente il primo sorriso, il primo abbraccio e finalmente a casa dove sarebbe incominciato un piccolo calvario fatto di paure che lei - di soli 10 mesi - non sapeva spiegare. Le giornate senza tregua perchè non mangiava, non dormiva se non pochi minuti e solo in braccio alla sua mamma. I pianti disperati apparentemente causati dal nulla che in realtà erano deja vu del periodo di ricovero.
In tutto questo come potrei dimenticare le telefonate, i pomeriggi fatti di visite a sorpresa per permettermi pochi minuti di respiro.
E' cominciata così la nostra avventura.
In quei tanti pomeriggi di storie inventate, di colori sparsi su stoffa mentre mi aiutavate a creare giochi perchè lei potesse domare i fantasmi che la tormentavano.
Perchè aiutassero me a capire se avrebbe dovuto convivere con conseguenze irreparabili.

E' nata così la casa sul fiume, un progetto grande di donne per altre donne.
Come potrei dimenticare? Come semplicemente chiudere in una scatola qualcosa che mi ha fatto capire che è dentro ognuno di noi la forza necessaria per superare qualunque ostacolo e che l'amicizia è qualcosa che supera qualunque differenza se è basata sulla sincerità, sulla stima sull'affetto e il rispetto.
Il legame che ci unisce non può essere riposto semplicemente in una bella scatola perchè è qualcosa che non ha nè spazio, nè tempo.
Le nostre strade prendono sentieri diversi ma, seppur parallele o diagonali, portano allo stesso sogno, allo stesso obiettivo ed è per questo che non saranno mai completamente separate.

Buon viaggio, dunque, ovunque i nuovi impegni, il nuovo lavoro Vi porti.
La piccola casa sul fiume avrà sempre un posto speciale nel mio cuore e in questa "Tana" virtuale che di voi parla anche senza parola alcuna.

Meravigliose donne nelle anime affini, siete e resterete il mio faro nella notte.

À bientôt, mon doux ami de mon coeur

Scritto da: lughente alle ore 00:32 | link | commenti | Categoria: pensieri, donna

  

domenica, 21 settembre 2008

.. fine

12Ecco fatto! Anche l'ultimo scatolone è chiuso.

Appoggiata allo stipite, di questa grande sala illuminata, ti osservo correre da un punto all'altro, frenetica, e seppur il tono è lieve so quanto dolore in quelle parole, quanta tristezza.
Le vetrata senza tende sembra ancor più grande e il sole che si riflette crea piccole luci che guizzano creando figure astratte sul legno levigato.
Il cuore pesante per questa scelta che hai deciso di percorrere.
Un rifugio sicuro che pensavamo sarebbe durato per sempre ma, per sempre, non esiste. Nemmeno se non è d'amore che si parla.
Alzi gli occhi incontrando i miei e ti si riempono di lacrime.
Rimango immobile, un attimo infinito, cercando parole che possano farti desistere ma, le parole sono ormai inutili.
Così, piano, esco nel grande giardino per ascoltare l'ultima volta il canto dolce del fiume e come una carezza impressiono nel cuore, nella mente ogni dettaglio di quel luogo che tanto tempo fa diventò la mia seconda casa.
Ho lasciato molto ricevendo molto e una parte di me resterà qui per sempre tra questo giardino fiorito, il canto del fiume e pareti colorate nel legno levigato.

Una mano lieve sfiora la mia spalla: "Non essere triste è giusto così"
"No, non lo è ma, capisco."

Ti aiuto a caricare gli ultimo scatoloni e quando la grande porta si chiude qualcosa dentro si rompe senza che le lacrime riescano a trovare un varco per liberare il peso di oggi.
Mi stringi in un'abbraccio senza fiato e sottovoce: "Ci sentiamo domani. Non smettere di scrivere, hai quindici lungi anni di racconti. Non è finito tutto è solo diverso"
Ti sorrido e senza voltarmi indietro ripercorro quei vicoli di ciottoli e profumo di legna nel canto del fiume in lontananza.

Quindici anni chiusi dietro un portone di legno e ferro battuto. Tra sorrisi e lacrime, dolori e gioie, colori e musica, danza e racconti accanto al camino acceso che custodirò, nel mio cuore, per sempre.

Capisco ma, oggi, è tempo di lacrime..

Scritto da: lughente alle ore 22:17 | link | commenti (2) | Categoria: pensieri, donne

  

martedì, 16 settembre 2008

Gocce

Mi sono fermata ai bordi del tempo, spaventata da quelle gocce che inesorabili riempivano voragini aperte dai racconti altrui.
Mi sono fermata perchè quel mare che lento andava formando non mi trascinasse portandomi via.
Eppure, non è bastato, qualcosa è andato perso in quell'acqua di sale che bruciava la pelle.

Ho lavato con acqua dolce, ho fatto scivolare nel fiume fogli pieni di parole, guardando l'inchiostro blu che spampanandosi creava disegni astratti  convinta  di poter ricominciare a camminare nel mondo.
Non è bastato.
Ad ogni attimo, luoghi, racconti, volti riaffioravano mischiandosi, confondendosi nei meandri di ferite mai rimarginate come se le parole avessero inciso la carne che continuava a sanguinare ad ogni vocale, ad ogni consonante.
Così ho chiuso la porta piano e mi sono allontanata per riprendermi me e quei piccoli pezzi che negli attimi si erano perduti ma, ancora non è bastato.
Allora mi sono seduta all'ombra di un faggio ho preso la mia anima e l'ho aperta, spezzettata, frantumata come tessere di un puzzle e quel mare salato ho rotto gli argini sparpagliando le tessere distruggendo quel disegno immaginario che stringevo tra le mani.
E quel mare che tanto mi faceva paura altro non era che il mio chiuso tra argini stretti che non riuscivano più a contenerlo, così ho lasciato che li rompesse, permettendo alla furia trattenuta di frantumare tutto ciò che poteva essere distrutto.
Quando l'acqua di sale si è ritirata ho asciugato le lacrime e guardato il buio, ho afferrato tutte quelle tessere, quelle macerie ricostruendo ciò che era rimasto per continuare a camminare in questo sentiero inclinato che è la vita.

E' stato facile, mi chiedi.
No, non lo è stato  perchè una parte di me non tornerà più e anche se ci sono persone vicine a te che ti amano sei sola ad attraversare il buio.

Ma, so  che se  non avessi attraversato quel buio non ci sarebbe neanche quel poco che è rimasto e la vita, per quanto bastarda, merita di essere vissuta..

raccontami una storia_lughe

Scritto da: lughente alle ore 01:35 | link | commenti (3) | Categoria: pensieri, violenza

  

giovedì, 04 settembre 2008

Così..

E' stata una lunga vacanza.
Avevo bisogno di staccare soprattutto di riposare la mente e il cuore dalle preoccupazioni e dai doveri quotidiani.
E' stata una vacanza dal tempo, dalle persone, per riprendermi tutti quei piccoli pezzi che nel lungo anno sono volati via.
Il filo dei pensieri finalmente libero dalla stanchezza mi fa vedere molte cose per ciò che sono.

Così in un attimo volti, nomi, voci, scritti sono riaffiorati sapendo che non si fermeranno più alla soglia della mia casa perchè non hanno più bisogno.
Di alcuni di loro non ricordo quasi nulla, forse perchè consapevole fin dall'inizio che quella che chiamavano amicizia era solo bisogno di qualcuno a cui appoggiarsi fino alla soluzione del problema, di altri ricordo gesti, voci, pensieri e anche se non dovrebbe il cuore si stringe un pò.
Non è facile entrare in relazione con me, diffidente e schiva ma succede che qualcuno ci riesca e quasi mai si ferma per vedere crollare quel muro.
Ore, giorni, anni di vicinanza che si sgretolano in un attimo perchè il bisogno è cessato.

E' la vita mi dice sempre mia sorella. Le persone sono fatte così; l'amicizia vera è cosa rara.
Ha ragione e so che non dovrei soffermare il pensiero su queste persone che a volte entrano nella nostra vita come uragani lasciando macerie e desolazione.
Eppure, il cuore un pò si stringe perchè ad alcune di loro voglio ancora bene..

Scritto da: lughente alle ore 18:09 | link | commenti | Categoria: pensieri, amicizia

  

martedì, 02 settembre 2008

Di te..

Il sole lentamente scivola oltre le Dame lasciando scie di fuoco nel cielo. Provo a fermarescie di fuoco08 l'attimo.
La cima illuminata mentre le nuvole si colorano creando giochi di luce e, i pensieri corrono.
Uno per ogni persona che vorrei qui con me ad osservare questo tramonto che scalda il silenzio.

Silenzio di voci che non sono più.

Il solo della chitarra acustica riempe la stanza.
Parole e accordi a memoria, melodie ascoltate e riascoltate in arrangiature al sax.
La chiatarra accentua la melodia come in una progressione di velata malinconia che struggente arriva con ogni accordo nell'attesa di quel soo nella voce calda.

Vorrei tu fossi qui che rimbomba tra cuore e anima in questo tramonto ripetuto e sempre meraviglioso.
Vorrei tu fossi qui nella malinconia che questi giorni d'agosto lasciano da tempo.
Nel silenzio di un sorriso dipinto alzo il volume e sottovoce canto con loro.

(foto: Lughe)

Scritto da: lughente alle ore 01:26 | link | commenti (2) | Categoria: pensieri

  

domenica, 31 agosto 2008

delle vacanze

E così il piccolo borgo giorno dopo giorno si svuota ritornando ai ritmi lenti della quotidianità.
L'erba dei prati tagliati e agli angoli si possono vedere le balle che sarà il cibo di quelle mucche che ogni tanto si scorgono nei pendii più bassi.
Piano, piano tutto torna alla normalità, senza quegli stranieri, noi compresi, che per pochi mesi l'anno si impossessano di questo angolo circondato da maestose montagne come fosse una grande casa ritrovata.
Ed è questo il momento che amo di più. I vicoli liberi dai chiacchericci, dalle persone, pronti ad essere immortalati nella memoria e in qualche piccolo scatto rubato.
Per la luce particolare o l'ombra che si allunga creando immagini suggestive per nuove storie, per nuovi racconti.
E' stata una vacanza strana nel bisogno di allontanarsi da tutto e da tutti, anche da me.
Poche impressioni a volte confuse, altre solo abbozzate come se per un attimo l'io irrazionale e romantico si fosse allontanato per una sua vacanza solitaria dall'io razionale, responsabile.
Svuotare la mente per ripredere quelle energie perdute nel lungo anno di impegni, responsabilità, dolore.
Così le "storie" sono rimaste in quell'angolo remoto insieme alle parole lasciando solo quel lavoro manuale fatto d'ago e punti incrociati che non lascia spazio alle parole ma solo ai pensieri, affiorati e perduti nello scorrere del tempo.
Ed è finita questa lunga vacanza strana, per molti versi, seppur normale.
E nel rituale sereno, da sola, a passo lento ripercorro i vicoli stretti fatti di ciotoli e case di pietra per il mio saluto a questo luogo che, seppur così lontano dal mio mare, mi fa sentire a casa restituendomi quelle piccole parti di me che nella quotidianità si perdono o si affuscano, trascinate nei meandri di responsabilità e senso del dovere.

brusson_Lughe08
Mi siete mancate!

(Foto: Lughe, "brusson", coll08bn)

Scritto da: lughente alle ore 15:22 | link | commenti (1) | Categoria: pensieri

  

giovedì, 14 agosto 2008

FERRAGOSTO

Per il mondo contadino Ferragosto era il tempo del riposo e del ringraziamento, secondo un antico modello religioso che trova la sua origine in un tempo mitico, molto prima che nel 18 a. C. Augusto istituisse alle calende dell’ottavo mese le Feriae Augustales.

Oggi Ferragosto è tempo di vacanze, di viaggi, divertimenti che spesso trasformano quest'antica ricorrenza in una corsa all’evasione a tutti i costi, più convenzionata che consapevole.

Buon ferragosto a tutte!

Scritto da: SpherikaMente alle ore 21:28 | link | commenti | Categoria: pensieri, curiosita

  

martedì, 08 luglio 2008

caramello e nuvole

Una domenica come tante nell'inizio del mese prima delle ferie. Fogli di presenza sparsi sul tavolo per conciliare esigenze con responsabilità in quella confusione che connota questo mese.
Pioveva, il fiume scorreva veloce nel suo letto di quel colore biancastro dal sapore di ghiaccio.
La musica troppo alta della casa vicina arrivava dalle finestre aperte nell'incanto dei colori particolari che la pioggia estiva porta con se.
Qualcuno appoggiò caffè fumante in tazza con grossi girasoli per decoro accanto ad arance giganti. Profumavano quelle arance richiamando l'attenzione dei sensi verso quel frutto che pareva succoso e dolce.
Se la portò vicino per sentirne ancor di più l'essenza che si spandeva nell'aria mischiandosi con l'odore di erba e pioggia. 
Scherzavano sovente per questa sua mania di odorare le "cose", di sentirene i contorni con le mani, accarezzandole e lisciandole come a volerne catturare tutta l'essenza per fissare nella mente, odori, sapori, forme che non saranno più dimenticate.
Arance di Sicilia, una voce, lontana disse. L'osservava divertita e lei che pensava d'esser sola in questo suo gioco arrossì.
Pochi passi e fu vicino al tavolo. Allungò la mano presentandosi divertita da quell'approccio così inusuale e strano.
Sono la nuova dottoressa - disse - il mese di Agosto lo copro io.
E come se facesse parte di quel luogo da sempre le si sedette accanto cominciando a sbucciare un'arancia e bevendo un pò di quel caffè in tazza.
Così semplicemente come se fosse naturale esser lì, facendo proprie quelle piccole imperfezioni che rendono quel luogo la casa di tutte.

......

E in questo giorno che sembra non passar mai, sfoglio immagini, suoni, colori  al sapor di caramello e arancia che parlano di te come nessuna parola può fare..

Scritto da: lughente alle ore 01:43 | link | commenti (2) | Categoria: pensieri, saluti